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lunedì 5 dicembre 2011

05.12.2011 UNA FESTA MULTIETNICA

Il 3 dicembre abbiamo festeggiato il primo anno del Gere…di già!ancora sono vividi i ricordi della corsa in ospedale un anno fa e la gioia dell’arrivo di un nuovo membro della famiglia. Oggi siamo in Etiopia circondati da nuovi amici e soprattutto da una nuova cultura che impariamo a conoscere giorno dopo giorno e così in occasione di questo compleanno si sono mischiate le culture: la festa all’italiana era la classica merenda con torte e candeline, palloncini, trombette e cappellini per i bimbi, torta salata, macedonia, bibite. Gli invitati erano italiani, etiopi e olandesi. La parte di festa all’etiope era un bellissimo tappeto di foglie e fiori sotto al portico esterno dove gli adulti potevano gustare il caffè preparato con il classico rito tradizionale servito da Abiuth in costume etiope e accompagnato da un pane dolce fatto in casa chiamato ambasha. Tutti abbiamo assaggiato un po’ dei gusti dell’altra cultura e noi abbiamo scoperto che i regali sono sempre accompagnati da un biglietto ( in genere infatti si aprono quando gli ospiti se ne sono andati), che l’ambasha insieme al caffè è proprio buono e che in Etiopia per il compleanno in genere non si fa una così grande festa ( a volte non si fa proprio per niente, anche perché in pochi conoscono la data esatta di nascita). Gli etiopi hanno scoperto che noi festeggiamo alla grande i compleanni, che non vanno matti per la torta salata con le verdure e invece apprezzano molto le mie torte! Alla presenza eccezionale dei nonni paterni, che ci hanno raggiunto per l’occasione, è stata proprio una bella festa in condivisione. Tra due settimane per il compleanno del Greg chissà cosa scopriremo di nuovo….

martedì 15 novembre 2011

15.11.2011 SEDERSI INSIEME SOTTO ALL’OMBRELLO

Nonostante tutte le difficoltà dell’inserimento di Greg all’asilo, un po’ alla volta, ogni giorno l’integrazione migliora. E con la sua anche la mia, tra le mamme o le nonne. Alle tre del pomeriggio c’è caldo e il sole picchia con forza sulla testa. La strada sterrata che porta alla scuola è completamente assolata, l’unico misero metro di ombra è occupato dalle pecore. Dunque con il mio scialle bianco tipico delle donne etiopi tento di ripararmi dalla calura. Non appena mi avvicino al cancello ancora chiuso le altre mamme in attesa mi sorridono e salutano, qualcuna mi sistema lo scialle ( è evidente che non lo metto mai nella maniera appropriata), qualche altra mi fa cenno che dovrei assottigliare le frange, è più elegante. Intanto due signore anziane sedute a terra tra escrementi di vacca e di cavallo mi invitano a ripararmi dal sole sotto al loro ombrello, si stringono e mi fanno posto e un invito così non si può certo rifiutare! Mentre penso a quante pulci mi stanno assalendo in questo momento seduta sull’erba secca, in realtà mi godo un momento di condivisione e che pare di normalità. Per una volta non mi sento così diversa da queste donne, tutte in attesa dei propri bambini, che respirano solidarietà femminile e che tutte in egual modo, sedute insieme sotto all’ombrello, appena si apre il cancello sorridono e si precipitano verso i loro piccoli.

lunedì 17 ottobre 2011

17.10.2011 FARE LA SPESA A WOLISSO

Fare la spesa a Wolisso è un lavoro, bisogna girare per i negozietti alla ricerca del prodotto desiderato, sebbene ormai Wolisso sia una cittadina in grande sviluppo piena di alberghetti e ristorantini e ci hanno detto che negli ultimi anni anche il rifornimento di alimenti è migliorato in maniera esponenziale, ma si sa noi siamo sempre un po’ esigenti…Ormai abbiamo il nostro arabo di fiducia che è forse l’unico a tenere i pannolini ( sperando che ci sia la taglia giusta), un altro ha addirittura delle minuscole bottigliette da 250 di olio di oliva, semmai dovessimo rimanere senza potrei sempre condire la pasta due volte!
Le uova sono a quanto pare un bene preziosissimo: in pochi le tengono e quando non si trovano non si trovan proprio da nessuna parte…dobbiamo ancora capire da dove vengano e con che frequenza, ste benedette enkulall.
Comprare la pasta è un terno al lotto: ci sono state settimane in cui gli unici pacchi disponibili in tutti i negozietti più riforniti ( che si chiamano supermarketi ma che di supermercato hanno molto poco)erano pacchi di spaghetti, la pasta corta stava diventando un sogno. Fino al momento in cui…ha aperto un nuovo negozio che vende la pasta sfusa!in sacchi, come le granaglie: un sacco da 20kg di fusilli, un sacco di penne e tu vai e compri la quantità desiderata che ti viene pesata e messa in un sacchetto, è una soluzione ottima! Infine il capitolo frutta e verdura: va a settimane, alcuni giorni si trovano soltanto arance e di trovare una banana o un avocado manco a parlarne, altri giorni spuntano sui banchi dei rivenditori papaie, pompelmi e la frutta più impensata. La settimana della grande festività del meskel ( festa per il ritrovamento della croce) durante la quale tutto il Paese aveva interrotto le attività per i festeggiamenti , erano finiti i pomodori, niente pomodori nei negozi , al mercato…se volevi i pomodori dovevi andare ad Addis…è bastato aspettare la settimana asuccessiva ed ecco rispuntar i pomodori un po’ alla volta a prezzi maggiorati e ora forse, dopo due settimane, sono tornati alle quantità e prezzi regolari.
La nostra abitudine al “tutto e subito”, tipico ragionamento da centro commerciale, qua deve essere ridimensionata, alla fine troviamo tutto quello di cui abbiamo bisogno, semplicemente in tempi diversi, e io da “ guardiana del focolare domestico” faccio fatica. Quando circa una volta al mese si fa la spesa ad Addis Abeba la mia lista raggiunge lunghezze indicibili e quando arriva la macchina e si scaricano gli scatoloni è una festa, vedere la dispensa piena di scorte mi riempie di gioia, mi da sicurezza, anche se alla fine la giornata più bella della settimana è il sabato: quando si va al mercato con la borsa di paglia a fare rifornimento…di quel che c’è.

mercoledì 5 ottobre 2011

03.10.2011 MR.GREG VA ALL’ASILO ETIOPE

Mano a mano che ci avviciniamo a bordo dell’ “ape cross” che utilizziamo ogni giorno come taxi, si sentono sempre più fragorose le voci dei trecento bimbi che frequentano l’asilo della parrocchia cattolica( ma ben pochi sono cattolici, la maggior parte ortodossi o musulmani). Appena entriamo dal cancello di ferro giallo ci corrono incontro un bel po’ di bimbetti, chi in uniforme sdrucita, chi con i vestiti della festa, chi con i vestiti rammendati, ciascuno con il suo portavivande alla mano. Greg si nota con la sua pelle candida e l’uniforme pulita e fresca, dai colori brillanti di nuovo. Anche lui con il suo zainetto con acqua e merenda ma per lui nel portavivande non c’è injera, a differenza degli altri ( l’ennesima differenza) lui ha i biscotti.
I bimbi si spintonano per poterlo guardare meglio, lo toccano, gli accarezzano i capelli, le braccia, il viso; ma quando le manine che accarezzano sono decine in effetti può diventare fastidioso e imbarazzante. Ci raggiunge con passo deciso Sister Lucia, la suora etiope che gestisce l’asilo e che parla italiano. Greg si rassicura molto a sentire parlare la sua lingua e lei gli assicura che oggi staranno insieme.
Nel pomeriggio mi racconterà che un signore li guardava mentre giocavano in giardino con un ramoscello alla mano, pronto a frustare chi faceva il birichino, e per birichino molte volte pare significasse che importunavano Mr Greg…
Inoltre mi dice che tutti cantano e lui sta immobile, perché non capisce, però quando lo vado a prendere sembra sereno e contento e dice di essersi divertito e di avere un nuovo amico, il suo compagno di banco, che però non sa come si chiami perché non glielo ha detto ( io leggo che non si sono capiti).
Ogni giorno un’avventura, speriamo impari presto a dire in amarico: “lasciatemi stare” così potrà condurre una vita più rilassata e godersi le sue nuove amicizie.
Intanto io e Matte la sera studiamo le frasi e le risposte da dare per le mille domande che ogni giorno ci pone a bruciapelo, tipo: ma perché quelli neri per la strada hanno tutti i vestiti sporchi e rotti?
Accettasi consigli….

giovedì 25 agosto 2011

24.08.2011 IMMAGINI

I fiori rigogliosi dai colori sgargianti, le aiuole ben curate, uccellini di ogni specie e colore che cantano e si rincorrono tra i cespugli, le siepi dalle forme disegnate….tutto induce a pensare ad un luogo di riposo e pace e il “visitatore” viene fuorviato da questo esplodere della natura e di colori e non si rende conto che sta entrando in un ospedale, il St. Luke Hospital.
Basta però addentrarsi tra i reparti e incontrare le mamme ( spesso anche i papà) con in braccio piccoli mucchietti d’ossa o bimbi gonfi come palloncini per rendersi conto della sofferenza che esiste,
basta ascoltare i racconti dei dottori che tornano a casa per la pausa pranzo e che raccontano della nottata di emergenze che hanno dovuto affrontare,
basta pensare che nella stagione delle piogge arrivano in pochissimi all’ospedale ( troppo difficile da raggiungere attraverso le tortuose strade sterrate che giungono dai villaggi), allora si pensa: e tutti quelli che sono “là fuori?”
Basta guardare gli uomini avvolti nella tradizionale coperta bianca, non si scorge nemmeno il viso a volte, basta guardare i calesse con cui le persone si avvicinano all’ospedale
per avvertire la sofferenza, la difficoltà che li porta da lontano
ma poi si osserva meglio
e si nota un papà dolcissimo con la propria figlia, la cura attento e amorevole
e riesce a far schiudere un sorriso.